Droni e Assicurazioni

Niente di più attuale. Come quando, durante la seconda manche dello slalom di Coppa del Mondo a Madonna di Campiglio, un piccolo velivolo radiocomandato si schiantò un istante dopo il passaggio dell’atleta austriaco Marcel Hirscher.

L’acquisto di droni avrebbe rappresentato una delle tendenze tecnologiche più importanti del 2016. Prezzi accessibili e facilità di utilizzo hanno portato un drone sotto l’albero di Natale di molte famiglie. Ma – scartato il regalo ed effettuati i primi tentativi di decollo – il pensiero di un genitore vola alla domanda: cosa succede se …?

La principale fonte normativa in materia è nientemeno che il Regolamento ENAC del 16 luglio 2015, redatto con lo scopo di ridefinire la nozione di “aeromobile” contenuta nell’art. 743 del Codice della Navigazione, alla luce delle recenti innovazioni tecnologiche e commerciali. Il Regolamento distingue tra:

  • Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto (“SAPR”): «sistema costituito da un mezzo aereo (aeromobile a pilotaggio remoto) senza persone a bordo, utilizzato per fini diversi da quelli ricreativi e sportivi, e dai relativi componenti necessari per il controllo e comando (stazione di controllo) da parte di un pilota remoto»;
  • e Aeromodelli: «dispositivo aereo a pilotaggio remoto, senza persone a bordo, impiegato esclusivamente per scopi ricreativi e sportivi, non dotato di equipaggiamenti che ne permettano un volo autonomo, e che vola sotto il controllo visivo diretto e costante dell’aeromodellista, senza l’ausilio di aiuti visivi»

I primi sarebbero soggetti alle norme sulla navigazione aerea, i secondi no. Infatti, quando vi è un uso esclusivamente ricreazionale e sportivo, si eviterebbe la nozione di “aeromobile”. Non si tratterebbe più di aviazione, ma di aeromodellismo. Ciononostante, il Regolamento ENAC ci dedica una sezione.

Il Regolamento ENAC stabilisce una serie di obblighi e limiti agli operatori dei SAPR, tra i quali l’obbligo di identificazione e registrazione, di autorizzazione al volo, nonché il rilascio di un’apposita licenza di pilota.

Ad altra parrocchia appartengono gli aeromodelli. Nessuna autorizzazione al volo richiesta, nessuna licenza, non è richiesta riserva di spazio aereo. L’aeromodello può volare fino ad un’altezza massima di 70 mt da terra ed entro un raggio massimo di 200 mt; l’operatore deve mantenere il continuo contatto visivo con l’aeromodello.

Altrettanto diversa è l’impostazione normativa in tema di assicurazione. Nel primo caso, il Regolamento ENAC rimanda all’ art. 7 del Regolamento (CE) n. 785/2004, che istituisce un’assicurazione di Responsabilità Civile obbligatoria con massimale non inferiore a 1.000.000 Euro. Contestualmente, alla luce dell’elevato valore dell’apparecchio, l’operatore dovrebbe valutare l’opportunità di acquistare assicurazione a copertura dei danni materiali e diretti allo stesso e agli strumenti connessi (ad es., telecamera).

Nel caso degli aeromodelli, invece, nessun onere assicurativo grava sull’utilizzatore. Ma il rischio rimane. E, da una parte, gli assicuratori del ramo aviazione non assumono rischi relativi ad utilizzi a fini ricreativi. Dall’altra, le più comuni polizze di Responsabilità Civile verso Terzi (cd. “RC del capofamiglia”) esplicitamente escludono i danni derivanti da impiego di aeromobili.

La soluzione, a fronte della corresponsione di un premio addizionale, è di richiedere ed ottenere una deroga alla polizza R.C.T. con una formula del tipo «A parziale deroga di quanto previsto dall’art. […] l’assicurazione comprende i danni derivanti dalla pratica dell’aeromodellismo radiocomandato/droni per uso hobbistico».